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Registro Eredità Immateriali

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Pantomima: u Pisci a Mari
REI - Libro delle celebrazioni
05-11-2012
Rappresentazione/Spettacolo
Catania
Acitrezza
Aci Castello
U pisci a mmari
La pantomima U pisci a mmari risale all’incirca al 1750, anno dell’inaugurazione della statua lignea del Santo Patrono di Acitrezza, San Giovanni Battista. Questo dramma di ambientazione marinara, diffuso in altri centri della riviera dei Ciclopi, è ricollegato alla parodia della pesca del pesce spada che originariamente aveva luogo nello stretto di Messina.
Annuale
24 Giugno
Celebrazioni in onore del Santo Patrono
Propiziatoria
Il capopesca (rràisi), il capo barca (suttarràisi), il fiocinatore (fiscinaru), il rematore (rrimaturi) e il pesce
Devoti, comunità locale, turisti
Nell’ambito delle celebrazioni del patrono san Giovanni Battista, sullo specchio d’acqua che bagna Acitrezza, frazione di Aci Castello, si tiene la pantomima U pisci a mmari (Pesce a mare). Il tradizionale rito ha inizio nel pomeriggio, quando i marinai ballonzolando, accompagnati dalla banda, prelevano dalla sua abitazione il Rais. Una volta giunti al porto, il Rais viene deposto su uno scoglio piuttosto largo da dove dirigerà la pantomima della pesca. Su una barca di piccole dimensioni riccamente adornata, quattro marinai si agitano incrociando in lungo e in largo il pesce, personificato da un abile nuotatore, nominato ogni anno dalla comunità locale. La pantomima racconta il travagliato momento della pesca del tonno, in cui il grosso animale in un primo momento catturato, riesce con scatti improvvisi a sfuggire alla ciurma per ben tre volte, inabissandosi definitivamente nel mare. Al canto e ai gesti di giubilo del Rais e dalla ciurma seguono momenti di grande disperazione, in cui il Rais si getta in mare e per la rabbia i marinai iniziano a litigare fra loro, facendo capovolgere la barca. Il rito termina con un giro fra le vie del paese degli “sventurati”, i marinai, che mestamente ricevono in dono dalla folla vino e offerte in denaro.
Buttitta, Ignazio Emanuele e Maria Emanuela Palmisano, a cura di. 2009. Santi a mare: ritualità e devozione nelle comunità costiere siciliane. Palermo. Assessorato dei beni culturali, ambientali e della pubblica istruzione.
I marinari si muovono in corteo a passi di danza su ritmo delle musiche bandistiche a suggerire il giubilo dell’imminente pesca. Essi indossano costumi tipici: calzoni corti (jeans al polpaccio con la parte inferiore sfrangiata), maglietta rossa, tracolla gialla di raso (che scende dalla spalla destra e, cingendo la vita, viene fissata con un fiocco al fianco sinistro), cappello di paglia ornato da fiori e nastri gialli e rossi, colori legati al Santo Patrono. Ulteriori fasce colorate ai polsi e caviglie. I pescatori scalzi, recano in mano oggetti che caratterizzano il loro ruolo nella pantomima.
Il trionfo finale del pesce sull’azione dei pescatori ha forti valenze simboliche e connessioni con la storia narrata da Verga nei Malavoglia, oggi ritenuta da molti Trezzoti a fondamento di questo dramma marinaro.
Una ricca documentazione fotografica della manifestazione è esposta al Museo Casa del Nespolo di Acitrezza.
Ester Oddo
 
Tradizionale Pantomima “U pisci a mari” [ultima consultazione 28-04-2016]