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Storia Popolare: la Baronessa di Carini
REI - Libro delle espressioni
05-12-2006
Leggenda
Palermo
Carini
4 Dicembre 1563: muore la Baronessa di Carini.
È questa la data storica legata al fatto che ruota intorno alla leggenda, riportata negli “Opuscoli palermitani” del Marchese Maria Emanuele Villabianca (Palermo 1720 - ivi 1802), tratta a sua volta dai diari storici di Filippo Paruta e da altri documenti consultati. L’archivio parrocchiale di Carini riporta, come cita il Vann’Anntò: «A di 4 dicembro vij Indictionis 1563. Fu morta la spettabile Donna Laura La Grua. Sepeliosi a la matri ecclesia…».
Nel XVIII secolo la leggenda della terribile uccisione della Baronessa di Carini per mano del padre, perché amoreggiava con Ludovico Vernagallo, è udita sotto forma di canto, accompagnato dal violino o dalla chitarra, dallo stesso Marchese di Villabianca.
1870 – 1873: a queste date risalgono le prime edizioni scritte da S. Salomone Marino che tenta di intrappolare per sempre sulla carta il canto che di bocca in bocca veniva tramandato in tutta la Sicilia per mezzo dei cantastorie.
Segue l’edizione del 1914, riveduta, con modifiche al testo, nel successivo tentativo del Salomone Marino di avvicinare la leggenda cantata al fatto storico documentato dagli archivi e dagli storici.
La commovente vicenda è ancora oggi conosciuta, raccontata, cantata, musicata dal popolo siciliano e anche oltre lo Stretto.
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La storia popolare della Baronessa di Carini trae origine da un fatto di cronaca del XVI secolo, poi fatti e personaggi storicamente esistiti si fondono nel tempo a racconti e canti popolari che tramandati oralmente per secoli sono giunti fino a noi. Il mistero dell'assassinio della giovane donna Laura o Caterina, Baronessa di Carini, incuriosisce da sempre storici e studiosi di cultura e tradizioni popolari (tra questi si ricordano Giuseppe Pitrè, Salomone Marino, Luigi Natoli) tanto che, nel 2010, il sindaco di Carini ha incaricato un team di criminologi dell'International Crime Analysis Association di riaprire il caso ma, concluse le indagini, l'alone di mistero continua ad offuscare la storia.
Secondo la prima versione della leggenda (così come quella che compare nelle prime edizioni de La Baronessa di Carini, del Salomone Marino, 1870-73), la giovane donna, di soli 14 anni, Caterina, figlia del Barone Vincenzo La Grua Talamanca di Carini, viene uccisa dal padre perché si incontrava di nascosto e contro il volere della famiglia con il cugino Ludovico Vernagallo. Il barone, avvertito da un monaco della frequentazione della figlia, corre al castello di Carini (dove viveva la figlia) per “difendere l’onore“. Nella stanza del castello si compie il delitto: il barone le sferra due colpi, con il primo ferisce la donna che cade a terra, con il secondo le trapassa il cuore. Pare che sul muro della stanza in cui venne compiuto l'assassinio, sia rimasta l'impronta della mano insanguinata della donna che cercava di fuggire prima di ricevere il colpo fatale. Nelle successive versioni riscontrate da Salomone Marino e da altri studiosi, ad essere uccisa è Laura Lanza La Grua, figlia, invece, di Cesare Lanza Barone di Castania e Trabia e moglie del su citato barone di Carini. La donna andata in sposa a soli 14 anni ad un marito che non amava, frequentava in età matura Ludovico Vernagallo. Gli amanti vengono sorpresi e il Barone Cesare Lanza uccise la figlia per difendere l'onore. Non è chiaro se entrambi gli amanti trovarono la morte insieme. Nei canti popolari tramandati dai cantastorie, è messo in evidenza solo il parricidio e il conseguente sconforto dell'amante appresa la triste notizia. La leggenda ancora oggi persiste, non si conosce il luogo di sepoltura della Baronessa, ma si dice sia in una cripta sotterranea della Chiesa di Carini, o forse è lei la bella donna scolpita sul sarcofago della chiesa di San Mamiliano, di Palermo. Si racconta anche che si aggiri per il castello di Carini il fantasma di donna Laura che cerca vendetta. Quanti siano i punti oscuri della leggenda e quanti invece coincidano con i fatti storici, poco importa. È comunque «la più varia, la più perfetta, la più sublime tra le leggende», come la definisce il Salomone Marino. La Sicilia custodì nei secoli questa vicenda e ne fece il suo canto popolare, in ottave siciliane a rima alternata (ABAB), che lo rende noto ancora oggi e frutto di numerose interpretazioni e varianti. Vanto della terra sicula, per Salomone Marino, è proprio quello di essere la «sola che vivissime serba nei suoi canti la tradizione e la storia».
Pitrè, Giuseppe. 1871. Canti Popolari siciliani. Palermo: Luigi Pedone-Lauriel Editore.
 
1975 La Baronessa di Carini: tradizione e poesia. A cura di Aurelio Rigoli. Palermo: Flaccovio S. Flaccovio Editore, Palermo;
 
Salvatore Salomone-Marino. 1980 La Baronessa di Carini, Palermo: Il Vespro. Rist. anast. dell'ed. del 1870.
 
1868 La storia dei canti popolari siciliani (saggio estratto dalla rivista La Sicilia, anno III, n. 47), Tipografia di Michele Amenta, Palermo;
Della storia della Baronessa di Carini. Nuove Effemeridi siciliane di Scienze, Lettere ad Arti 2 (1870).
 
Vannt'Antò. 1958 La Baronessa di Carini: storia popolare del secolo XVI. Messina: Casa Editrice D’Anna.
AURELIO RIGOLI, La Baronessa di Carini, S.F. Flaccovio Editore, Palermo (Vinile 45 giri, Archivio Sonoro Nastroteca del Cricd)
Mariangela Riggio

A questo link è possibile leggere per intero il testo del Canto popolare riportato, sotto il titolo de La Principessa di Carini, nel testo G. PITRE’, Canti Popolari siciliani (edizione digitalizzata - pag. 143)

Enciclopedia Treccani [ultima consultazione 27-04-2015]

Palermo viva [ultima consultazione 27-04-2015]