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Registro Eredità Immateriali

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Musiche e Canti Liturgici (Comunità Grecoalbanese)
REI - Libro delle espressioni
25-01-2006
Musica vocale-strumentale
Palermo
Piana degli Albanesi
 
Le musiche e i canti liturgici della Comunità greco-albanese di Sicilia fanno parte di una tradizione orale colta risalente all’epoca successiva alla caduta di Costantinopoli nelle mani dei Turchi nel 1453 e alla conseguente diaspora delle popolazioni albanesi e greche dell’Albania e della Morea verso le coste e le terre dell’Italia meridionale, dove portarono il proprio patrimonio culturale e linguistico, gli usi religiosi, il rito greco-bizantino ed i canti che accompagnavano le cerimonie liturgiche.
Non tutti gli studiosi sono concordi sul fatto che la tradizione musicale liturgica degli Albanesi di Sicilia riproponga inalterata la melurgia del periodo neobizantino (1150-1350 ca.) e del primo periodo kukuzelico (1350-1600 ca.). Più verosimilmente il repertorio, in lenta ma costante evoluzione nel corso dei secoli, è stato trasmesso secondo i modi della tradizione orale, subendo spesso variazioni e continue rielaborazioni; d’altra parte la musica e i canti della comunità hanno risentito di influssi esterni dovuti ai contatti con le vicine comunità “latine”.
Determinante fu la presenza dei monaci del Monastero Basiliano di Mezzojuso, fondato nel 1605, che davano asilo a monaci ed ecclesiastici provenienti dall’oriente. Di conseguenza si può affermare che la tradizione melurgica siculo-albanese non ha origine unitaria, ma si compone di un nucleo originario, risalente all’epoca della diaspora, e di strati cronologicamente successivi, maturati grazie ad un’evoluzione arricchita da apporti esterni.
Questa complessa e articolata genesi storica ha però prodotto un repertorio coerentemente strutturato nei suoi aspetti stilistici e formali, tanto sotto il profilo dell’innografia quanto sotto quello della grammatica musicale. La forza aggregatrice dell’oralità ha, infatti, reso coerente, nel tempo l’evoluzione del repertorio ed ha consentito di filtrare i diversi apporti esterni riconducendoli a principi rigorosi di organizzazione.
Le espressioni musicali di questa importante etnia rappresentano il modo di sentire e di essere arbëreshë.
Annuale
Cerimonie e riti dell’Anno Liturgico
Devozionale
Cantori
La comunità
La chiesa cattolico-bizantina di Piana degli Albanesi possiede un vasto patrimonio musicale che accompagna interamente la complessa articolazione dell’anno liturgico.
Le celebrazioni settimanali e festive e le diverse Ufficiature appaiono sempre riccamente adornate da un incessante contrappunto di melodie. Secondo quanto prescrive la ritualità bizantina, la recitazione si addice alle preghiere segrete sussurrate dal Celebrante, al Padre Nostro e al Credo che si levano dall’assemblea. Tutto il resto è canto: dalle brevi modulazioni declamatorie (ekfónesis) dei diaconi ai salmi intonati dai sacerdoti, dalle schematiche formule di cantillazione delle Letture e dei Vangeli, ai fastosi inni eseguiti dai fedeli. Attraverso il puro fluire del mélos, senza alcun ausilio di strumenti musicali, la parola si sottrae all’uso della comunicazione quotidiana e diviene espressione di preghiera.
La trasmissione dei canti avviene, ancora oggi, quasi interamente mediante tradizione orale. Per il loro rilevante valore documentario a partire dagli inizi del ‘900 sono state tramandate molte testimonianze manoscritte su pentagramma, redatte da sacerdoti o monaci con l’intento di salvaguardare l’integrità della tradizione sacra.
Fino a qualche decennio fa i canti erano eseguiti esclusivamente in greco, ma oggi sono state adottate diverse traduzioni in italiano e soprattutto in albanese (papás Gjergji Schirò).
Le forme poetico-musicali oggi in uso sono quelle dell’innografia bizantina: dalle semplici linee del tropario alla complessità del contacio e del canone. Forme “minori” sono la katavasía, il theotokíon, lo stikirón. Elemento fondamentale, anche nelle forme più composite, è il tropárion, sorta di inno monostrofico a schema e metro liberi che assume nomi diversi a seconda delle sue caratteristiche o del soggetto.
La grammatica musicale del repertorio liturgico arbëresh, analogamente alle antiche musiche del Mediterraneo, al canto gregoriano o alle culture di interesse etnomusicologico, non è basata sulla sensibilità tonale e sulla opposizione fra modi maggiori e minori che caratterizza la musica euroculta. Il suo sistema musicale è infatti di tipo modale e rimanda alla teoria bizantina dell’oktoíchos.
Il repertorio è fruito dai fedeli per trasmissione orale dei canti, nei termini illustrati, consente ai fedeli in difetto di conoscenze musicali tecniche, di appropriarsi di un patrimonio che, secondo le occasioni, provoca atmosfere di grande suggestione psicologica e di profonda adesione spirituale. La tradizione musicale liturgica è, quindi, anche espressione di processi di auto identificazione che rinforzano il senso di appartenenza alla comunità. La musica bizantina, assieme alla lingua, al rito, al costume, alle icone, costituisce dunque un essenziale tassello per la ricostruzione di quel mosaico di peculiarità che conferisce agli Arbëreshë di Sicilia un’identità culturale solida e vitale.
Di Marco, Pietro e Alessandro Musco, a cura di. 2005. Aspetti della cultura bizantina ed albanese in Sicilia, Palermo: Officina di Studi Medievali.
 
Garofalo, Girolamo, a cura di. 2001. Canti bizantini di Mezzojuso. Palermo: Regione siciliana, Assessorato ai beni culturali e ambientali e alla pubblica istruzione.
 
Garofalo, Girolamo, a cura di. 2002. Musica e paraliturgia degli Albanesi di Sicilia. Atti della Giornata di Studi (Mezzojuso, 28 aprile 2002), Mezzojuso – Palermo: Assessorato dei Beni culturali e ambientali e della Pubblica Istruzione della Regione Siciliana – Cooperativa Alessandro Scarlatti di Mezzojuso.
 
Schirò, Giuseppe. 1923. Canti Tradizionali ed altri saggi delle Colonie Albanesi della Sicilia. Napoli, Edizione L. Pierro.
 
Schirò, Giuseppe. 1998. Cenni sulla origine e fondazione delle colonie albanesi in Sicilia. Catanzaro: Rubbettino.
Garofalo, Girolamo. 2006. I canti bizantini degli Arbëresh di Sicilia. Le registrazioni di Ottavio Tiby (Piana degli Albanesi 1952-’53) e l’odierna tradizione, in “EM”, rivista degli Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, anno II, n. 2, (numero monografico su “Musica e religione”con dvd allegato), pp. 11-65.
 
Corale S. Demetrio di Piana degli Albanesi. Liturgia bizantino-greca: canti dell'ufficio e della messa registrazione: Leo Levi, V. ZganecN. Discoteca di Stato.
Repertori affini, sebbene meno integri si riscontrano anche negli altri centri di origine arbëreshe dell’Eparchia ove è praticato il rito greco (Contessa Entellina, Mezzojuso, Palazzo Adriano) e a Palermo presso la chiesa di S. Nicolò dei Greci (La Martorana).
Significativa è la documentazione sonora dei canti liturgici siculo-albanesi, risultato di ricerche sistematiche di etnomusicologica.
Di particolare rilevanza è quella custodita a Roma presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, due raccolte realizzate rispettivamente da Ottavio Tiby fra il 1952 e il 1953 e da Padre Giuseppe Valentini e Leo Levi nel 1965. La prima testimonia pressoché integralmente la tradizione di Piana degli Albanesi; la seconda documenta ampiamente il repertorio della Martorana di Palermo.
Un cospicuo numero di registrazioni (sia audio sia video), effettuate negli anni 1990-1995 nei vari centri dell’Eparchia, è depositato a Palermo presso gli archivi etnofonici del Folkstudio e del Cims (Centro per le Iniziative Musicali in Sicilia).
Chiara Dell'Utri
Il rito ortodosso [Ultima consultazione 27-04-2016]
 
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