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Saperi della Civiltà Mineraria
REI - Libro dei saperi
25-01-2006
Saperi
Enna
Sicilia centro meridionale
Già nei primi secoli dell’Impero Romano si ha notizia di alcuni cristiani condannati dai tribunali “ad metalla” in Sicilia, ovvero forzati a scavare in cave e miniere per l’estrazione di materie prime. Sin da allora lo zolfo e il sale erano le principali materie estratte e partivano verso i più lontani lidi dell’impero e dei paesi ad esso collegati da vincoli commerciali. Nel Seicento e nel Settecento l’impennarsi della richiesta dello zolfo per la produzione della polvere pirica motivò l’apertura di tantissimi siti estrattivi e la creazione di miniere in galleria in sostituzione alle cave a cielo aperto (le pirrere) che sino ad allora avevano soddisfatto il mercato. Intorno a Enna nacquero così i poli minerari di Gallizzi, Floristella, Grottacalda, Giummentaro, Volpe, Salinella, Caliato; nel comprensorio di Aidone il grande polo del Baccarato, a Calascibetta la miniera di Realmese. Per tutto il XIX secolo le miniere fecero da perno per la vita dell’intero centro Sicilia: masse incredibilmente folte di minatori, operai, lavoranti e tecnici, vissero le loro intere esistenze a stretto contatto con il minerale, sacrificando in miniera l’infanzia e la gioventù con la sola compagnia del canarino e con la paura di finire i propri giorni schiacciati dal peso della terra riarsa dal sole.
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La civiltà mineraria nella zona dell'ennese rappresentava, insieme all'agricoltura, la maggiore tradizione produttiva. Nel corso dei secoli, ha generato non solo una trasformazione dell'economica locale, ma anche una mutazione sociale nella sfera produttiva per via del grande numero di operai affiliati al lavoro in miniera.
L'attività estrattiva dello zolfo nel centro Sicilia ha raggiunto il momento di massima importanza economica alla fine dello scorso secolo, per essere colpito poi da una crisi irreversibile che si è a lungo protratta nel tempo e che ha portato inevitabilmente all’abbandono di un patrimonio fatto, oltre che di storia sociale, anche di strutture, impianti e reperti estremamente significativi.
Tra le tecniche di fusione dello zolfo, oltre al calcarone e ai forni Gill, se ne annoverano anche altre. La flottazione può essere considerata come l’unica alternativa alla fusione. Questo sistema consiste nella separazione del minerale dalla ganga con l’utilizzo di sostanze e procedure che ne favoriscano il distacco. In pratica il materiale estratto viene triturato e quindi messo in sospensione in un liquido, generalmente acqua, al quale si aggiunge un agente “spumeggiante”. L’impasto fa imbibire il materiale dal resto della ganga e ne consente la separazione fisica. Il termine “flottazione” deriva dalla possibilità di utilizzo di differenti composti chimici utilizzati come agenti flottanti.
Il metodo Frasch, invece, si distingue dalle tecniche tradizionali, in quanto unisce in un unico ciclo di operazioni sia l’estrazione che la fusione del minerale con dei valori di purezza del prodotto non ottenibili altrimenti senza ricorrere alla raffinazione. Il processo consiste nell’intercettazione, a mezzo di trivellazioni meccaniche, della vena solfifera a profondità variabili, nella fusione in loco per mezzo di acqua e vapore acqueo ad alta temperatura e nel trasporto del minerale in superficie, attraverso un tubo, mentre permane lo stato di fusione. All’esterno lo zolfo fuso viene raccolto in vasche e quindi spostato in un contenitore di deposito. Al notevole contenuto tecnologico di questo metodo fa riscontro la necessità di una rilevante quantità di energia necessaria per il funzionamento del materiale.
Infine la molitura consiste nella polverizzazione dello zolfo grezzo di elevata qualità o di quello raffinato. Lo zolfo sminuzzato in un frantumatore metallico viene portato al frantoio costituito da una base di 2 metri di diametro sulla quale girano due molazze circolari. La polvere che si ottiene viene meccanicamente trasportata all’interno di buratti con un crivello interno in rete metallica e uno esterno in seta. La polvere di zolfo che passa attraverso la rete metallica costituisce il “molito” che viene quindi distaccato. La parte trattenuta dalla rete e dal tessuto di seta viene nuovamente avviata alla molitura.
 
Addamo, Sebastiano. 1989. Zolfare di Sicilia. Palermo: Sellerio.
 
Rebecchini, Giuseppe. 1991. Le vie dello zolfo in Sicilia. Roma: Officina.
 
Renda, Francesco. 1987. La Sicilia degli anni '50: studi e testimonianze. Napoli: Guida.
Nel bacino dell'ennese sono numerose le aree minerarie attrezzate, ossia quelle zone di riqualificazione relative al funzionamento di bacini minerari che interessano uno o più Comuni.
Ne segue un elenco con le più significative.
 
Floristella-Grottacalda
Comuni di Enna e Piazza Armerina.
E’ uno dei più grandi siti minerari siciliani, la cui apertura risale ai primi dell’ ‘800. Di proprietà della famiglia Pennisi di Acireale fino al 1963, poi passata in mano all’Ente Minerario Siciliano, la miniera di Floristella ha continuato la sua attività fino al 1987.
L’importanza di questo parco è data dalla sua rilevanza storica e dalle preesistenze architettoniche di ambedue le miniere. Inoltre in esse si ha la piena conoscenza e consapevolezza delle varie tecniche estrattive che ha seguito la storia della cultura zolfifera.
 
Gaspa- Latorre e Pagliarello
Comune di Villarosa.
L’importanza di questo parco è legata all’estrema rilevanza ambientale dei luoghi.
 
Zimbalio- Giangagliano
Comune di Assoro.
Significativa in questa zona mineraria la presenza di alcuni reperti di estrema importanza (il castelletto in legno in Zimbalio, con meccanismi delle gabbie comandati da funi piatte) e il valore ambientale dell’area (i valloni di Assoro che esprimono una certa austerità in linea con l’ambientazione mineraria).
 
Baccarato Pintura Mazzarino
Comune di Aidone.
Si tratta di tre miniere di piccole dimensioni, situate a poca distanza l’una dall’altra, chiuse nel 1963. Rimangono visibili solo alcune strutture come i “calcheroni”, un’enorme torre per la “gabbia”, ossia una sorta di ascensore, e alcuni resti delle strutture ferroviarie. Qui potrebbe essere valutato un intervento di riqualificazione dell’area, sia per la presenza di tali manufatti, sia per l’ambiente circostante.
 
Miniera Faccia Lavata
Comune di Leonforte.
Vi si possono osservare qui i forni “Gill”, sistema relativamente recente di fornaci per lo scioglimento dello zolfo.
Francesca Maria Riccobene
Sicilia: Natale dei solfatari del 29/12/1961. Video. Archivio Storico Istituto luce. 
 
Il Campanile  [Ultima consultazione 26-04-2016]
 
Distretto turistico delle miniere [ultima consultazione 26-04-2016]