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Registro Eredità Immateriali

198
Vito Fulco - Pittore su vetro, artista
REIS - Libro dei Tesori Umani Viventi
16-10-2014
Tesoro umano vivente
Trapani
Alcamo
Nato il 10 settembre 1975 ad Alcamo (Trapani), dove vive e opera. Fulco costituisce un caso unico in Sicilia di riproposizione dell'antica arte della decorazione a freddo di superfici vitree alla maniera dei cosiddetti pincisanti, tecnica molto fiorente e richiesta tra 1700 e 1800 soprattutto a Palermo e a Trapani. La sua passione inizia oltre 25 anni fa, visitando una bottega antiquaria, decide così di apprendere questa arte da autodidatta, da allora la sua tecnica è andata via via perfezionandosi e adesso le sue opere sono richieste da privati di tutta la Sicilia. Oltre che di pittura su vetro si occupa di lavorazione della ceramica a freddo, lavorazione del legno, pittura di icone siciliane, lavorazione di smaltoplastica e ceroplastica, dorature artistiche con la tecnica della foglia oro. Ha partecipato ad alcune mostre personali e collettive, tra le quali si ricordano le mostre di dipinti su vetro svoltesi presso il Castello dei Conti di Modica ad Alcamo (2003), presso il Seminario Vescovile di Trapani (2004), a San Vito Lo Capo (2006), presso la Galleria dell'Ascensore a Lipari (2011), presso la Chiesa di S. Maria delle Palate ad Halaesa Archonidea, Tusa.
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Pittore su vetro/Artista
Vito Fulco realizza dipinti su vetro alla maniera dei pincisanti siciliani sette-ottocenteschi, inserito in un mercato che comunque rimane di nicchia. La sua caratteristica peculiare consiste nel fatto che produce i suoi dipinti devozionali copiando i vetri del XVIII e XIX secolo utilizzando materiali, stili e temi iconografici uguali agli originali; Fulco di fatto esercita il mestiere di pincisanti nel terzo millennio, siglando spesso le sue produzioni con un proprio marchio di bottega.
La pittura su vetro è una tecnica complessa, consiste nell'applicare a freddo su una lastra di vetro colori in polvere mescolati con olio di lino cotto, nella proporzione di tre parti di colore e una di olio, il lato su cui si opera costituisce il retro del supporto mentre ciò che si mostra ad operazione ultimata è il suo verso la cui visione è garantita dalla trasparenza del vetro, per tale motivo tale tecnica è anche detta pittura “sotto vetro”. L'esecutore quindi deve essere molto esperto in quanto il procedimento è esattamente inverso rispetto a quello che guida l'artigiano nell'esecuzione pittorica su supporti d'altra natura; inoltre il disegno deve essere speculare rispetto all'immagine che si voleva ottenere a pittura ultimata. Essendo la stesura dei vari colori cronologicamente invertita nelle sue fasi, essa doveva necessariamente prevedere una immediata resa di ciò che nei dipinti su supporto viene realizzato dopo (occhi, naso, bocca, chiaroscuri, particolari della figura e del paesaggio etc.) e che viceversa è qui oggetto di prima stesura per non essere sommerso e cancellato dagli strati successivi (incarnati, sfondi e campitura delle superfici in generale). Dal necessario impiego di tale tecnica deriva una specifica caratteristica delle pitture su vetro: l'assenza totale di qualunque perfezionismo, una volta che i colori sono dati, è impossibile mutare il quadro. Per la funzione a cui le opere sono destinate ciò che conta non è tanto la buona realizzazione quanto l'incisività, la chiarezza e l'immediatezza del messaggio dal punto di vista devozionale; i pincisanti infatti eseguivano le opere su commissione o le vendevano nei paesi durante le feste patronali o in occasione di fiere legate a pellegrinaggi verso santuari o particolari luoghi di culto.
I dipinti su vetro siciliani costituiscono nel loro complesso un documento prezioso oltre che ai fini di una ricostruzione dello svolgimento di tale forma pittorica in Sicilia e nel Meridione d'Italia, anche per la conoscenza di uno dei tratti più significativi della cultura tradizionale, quello relativo alla religiosità e alle forme di devozione domestica caratterizzata da un rapporto privilegiato tra il protettore e il protetto: il santo a cui il devoto si rivolge è parte integrante del proprio orizzonte esistenziale. La pittura su vetro siciliana quindi predilige i soggetti sacri: esaminando l'articolato pantheon di immagini sacre si nota come accanto alla produzione di immagini mariane, preponderante in alcuni centri, le pitture siano dedicate tanto alla raffigurazione di un santo o di un gruppo di entità numinose (San Giuseppe, Sant'Anna, San Francesco di Paola, San Michele Arcangelo, Santa Rosalia, la Sacra Famiglia) per lo più svolgente una funzione protettiva e/o devozionale, quanto alla restituzione narratologica di episodi connessi alla storia vetero e neo-testamentaria (giudizio di Salomone, natività, adorazione dei pastori, adorazione dei Magi, fuga in Egitto, decollazione di San Giovanni Battista etc.), ovvero all'agiografia (scene di martirio o episodi della vita di un santo).
Tutti i vetri dipinti dall'artista Vito Fulco sono posti entro cornici, prodotte da artigiani che paiono emergere da una Sicilia borbonica, sontuosa e contadina, e sono quelle che la tradizione ci indica come le più adatte ad avvolgere i miracoli di vetro: la cornice a guantiera, la cornice a cuspide, o "Luigi Filippo" o "Garibaldi" come popolarmente la si indicava e la classica cornice mezzacanna, o "canna ciaccata", anch'essa impiegata per proteggere i dipinti sotto vetro.
Forma e contenuto di tale produzione pittorica rimangono dunque identici, il contesto storico e culturale in cui si svolge il fatto artistico è viceversa mutato, e Vito Fulco si propone di fatto come testimone di iconografie oggi desuete.
Buttitta, Antonino. 1972. La pittura su vetro in Sicilia. Palermo: Sellerio Editore.
 
Buttitta, Antonino. 1988. Le forme del lavoro. Mestieri tradizionali in Sicilia. Palermo: Flaccovio Editore.
 
D'Agostino, Gabriella, a cura di. 1991. Arte popolare in Sicilia: le tecniche, i temi, i simboli. Palermo: Flaccovio Editore.
La pittura su vetro deriva probabilmente dall'arte della vetrata e della decorazione a freddo di superfici vitree, ma rivela più strette analogie con le attività connesse all'incisione. Un uso "devozionale" di lastre vitree si era sporadicamente registrato in area bizantina, attraverso la produzione di piccole icone caratterizzate dal fondo a foglia oro, ma dovettero trascorrere alcuni secoli perché la realizzazione di immagini religiose su vetro si accompagnasse a una diffusione capillare e massificata. Già nel XVI secolo i contenuti di tale pittura comprendevano episodi evangelici visti in chiave devota ed esemplare, ma gran parte della produzione su vetro continuò a lungo a privilegiare soggetti profani o, al più, allegorici. I vetri, in tale periodo, erano piuttosto utilizzati nella decorazione di mobili destinati alle classi alte, e la loro produzione poteva essere facilmente riconducibile ad artisti di larga notorietà come Guido Reni o Luca Giordano. Solo a partire dalla fine del Seicento e in via definitiva nel corso del secolo successivo si venne registrando nella produzione pittorica su vetro una dominanza di soggetti religiosi, vetero e neotestamentari.
Sino al XVII secolo la tecnologia specializzata richiesta per la lavorazione del vetro aveva determinato una diffusione dei singoli prodotti circoscritta e limitata ad un ristretto ceto sociale e la natura fragile del materiale ne aveva condizionato l'utilizzazione per la realizzazione di opere di piccole dimensioni rivolte all'ambito privato della devozione. In Sicilia le più antiche pitture su vetro risalgono alla fine del Seicento e sembrerebbero di provenienza veneta e napoletana; questa situazione rimane pressoché inalterata per tutto il secolo XVIII, si tratta di una committenza economicamente forte che non avendo elaborato una cultura propria imita le manifestazioni d'arte dell'aristocrazia non locale. Tra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento la pittura su vetro entra nelle case delle classi meno agiate e proprio in questo periodo tale forma d'arte assume un codice specifico che consente di distinguere una produzione nettamente siciliana. In un periodo in cui il riformismo borbonico consente lo sviluppo della piccola borghesia agraria e la nuova politica doganale penalizza le importazioni stimolando la nascita di attività artigianali tese a soddisfare nuove esigenze. La produzione di vetro su base industriale ha permesso la realizzazione di lastre a costi ridotti favorendo la circolazione del prodotto che per la sua naturale trasparenza consentiva la copiatura dei soggetti da parte della nascente figura del pincisanti.
È evidente, nella gran parte della produzione pittorica su vetro e di stampe popolari tanto siciliane quanto napoletane di soggetto sacro largamente diffuse nei secoli XVIII e XIX, l'influsso dei modelli iconografici derivanti dalla imponente produzione settecentesca dei Remondini, editori e stampatori di Bassano specializzati nella realizzazione di immagini devote la cui circolazione interessò l'intera Europa e addirittura i paesi ispano-americani.
Al periodo che va dalla fine del XIX agli inizi del XX secolo sono infine da ascrivere dipinti in cui si assiste a una commistione modulare delle esperienze pittoriche dei pincisanti e dell'attività dei pittori di carretto, e successivamente al definitivo imporsi di stilemi integralmente riconducibili all'arte pittorica dei carretti siciliani. Con l'avanzare della cultura tecnologica e col perfezionarsi della riproducibilità delle immagini, le pitture su vetro sono state progressivamente abbandonate; la riscoperta di quest'arte avvenne poi fra gli anni 1960-70.
 
Maria Rosaria Paterno'
Vito Fulco [ultima consultazione 28-04-2016]