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Registro Eredità Immateriali

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Festa di San Giuseppe
REI - Libro delle celebrazioni
28-04-2008
Festa/Cerimonia
Enna
Valguarnera Caropepe
San Giusepp
Il fercolo è stato fatto costruire nel 1827 da Don Vito Boscarino e restaurato nel 1922.
Annuale
Dal 10 al 19 Marzo
Festeggiamenti in onore di San Giuseppe
Devozionale
“I Santi”, ossia San Giuseppe (un adulto con folta barba bianca, tunica azzurra e mantello marrone, in mano porta il bastone con in cima il Giglio, simbolo di purezza), la Madonna (scelta tra le ragazze più graziose del paese, vestita elegantemente con abito bordeaux, mantello ricamato e in testa una corona d’argento che viene sorretta dal padre, ha in mano una coroncina e il libretto delle preghiere), Gesù Bambino (indossa una tunichetta celeste e ha in testa una aureola).
Fedeli, comunità locale e visitatori
L’intera comunità valguarnerese dal 10 al 19 marzo festeggia il Patriarca San Giuseppe. La Festa viene infatti preceduta da un novenario, le cui meditazioni vengono guidate dal parroco che invita i fedeli a riflettere sulla figura di San Giuseppe, uomo giusto, protettore della famiglia e dispensatore di grazie. Si prega e si implora il Patriarca per le famiglie, il popolo, i benefattori e gli ammalati. Nei dieci-quindici giorni che precedono il 19 marzo, i devoti, in ringraziamento al Santo per una grazia ricevuta, allestiscono le “Tavole di San Giuseppe”, quale forma traslata di celebrazione del risveglio della natura grazie all'imminente arrivo della primavera. Ciò richiede la collaborazione di parenti ed amici che si prodigheranno per la preparazione di tutte le pietanze destinate ad imbandire le tavole. Queste vengono fatte in legno e presentano alla base un grande tavolo sul quale viene creata una scala di quattro o cinque gradini, lunghi circa tre o quattro metri. Il tutto viene ricoperto con tovaglie di lino finissimo e ricamate. Le pietanze sono strettamente legate alla tradizione culinaria della festa di San Giuseppe: pagnuccata (pignolata con il miele), cannoli con la ricotta e la crema, sfinge, cassatele, torrone, mandorle, confetti, fritture di diverse verdure come finocchietti, spinaci, broccoli con sopra una spolverata di mollica.
Il protagonista assoluto è il pane che viene preparato dai panificatori locali con farina di grano duro e, dopo essere stato lavorato a mano e modellato in diverse forme che simboleggiano gli attrezzi del falegname (sega, martello, scala) e altre forme (ostensorio, angeli, uva, asinello), viene poi rifinito con una spennellata di uovo e una pioggia di paparina (semi di papavero) e messo in forno. Altre forme di pane di dimensioni minori rispetto a quelle che vengono sistemate sulla tavola sono i pupiddri di San Giuseppi. Questi vengono distribuiti sia nelle tavolate dei devoti che in chiesa dove viene allestita la tavolata principale. Tra ogni forma di pane, e in mezzo ai piatti come ornamento, solitamente si sistemano arance, lattuga, sedano e finocchi.
La mattina del 19 marzo dalla sacrestia della chiesa si snoda il corteo della Sacra famiglia: le tre persone che rappresentano la Sacra Famiglia, seguiti dalla banda musicale, dai parenti e da un folto numero di fedeli, dopo aver percorso le vie del paese, rientrano in chiesa per assistere alla messa solenne. Gli stessi subito dopo si recheranno nella sacrestia della chiesa, dove generalmente viene allestita la tavola principale. Insieme ripeteranno questa antica preghiera in dialetto locale per tre volte: B’n’ritta la zena – B’n’ritta Maddalena – B’n’rìtt tutt quant – U patr, u figghj e u spir’t sant. San Giuseppe sbuccerà poi un'arancia e la spartirà con Gesù bambino e la Madonna, insieme a pezzi di pane benedetto, per poi continuare con le altre pietanze. La tavolata sarà dopo aperta a quanti vorranno degustare le pietanze tipiche della festa e svuoteranno i gradini della tavolata tranne l’ultimo che viene riservato alle pietanze che verranno date ai Santi.
La sera del 19 marzo, dopo la messa, ha inizio la processione del Santo, che viene portato sul fercolo per le vie principali del paese. Alla processione partecipano le confraternite delle varie chiese (i confrati indossano vestiti che richiamano i colori della confraternita di appartenenza), le autorità civili e i fedeli scalzi con le torce votive in mano.
Buttitta, Ignazio Emanuele. 1999. Le fiamme dei santi: usi rituali del fuoco nelle feste siciliane. Roma: Meltemi Editore, Collezione “Gli Argonauti”.
 
Cipriani, Roberto e Luigi, Lombardi Satriani, a cura di. 2013. Il cibo e il sacro. Roma: Armando Editore.
 
Napoleone, Caterina, a cura di. 2006. Enciclopedia della Sicilia. Parma: Franco Maria Ricci Editore.
Di particolare interesse è la preparazione di pani ricoperti di semi di papavero, fiore sacro a Demetra e simbolo di fertilità, quasi come fosse una prosecuzione di riti ctoni.
Il rito della cena nasce dal fatto che San Giuseppe e Maria, da poveri, si videro rifiutare un rifugio per il parto, così come furono costretti a fuggire in Egitto e a vivere clandestinamente. Ecco quindi che i devoti in segno di carità cristiana vogliono dare simbolicamente accoglienza e ristoro alla Sacra Famiglia.
Secondo un’antica tradizione la vigilia della festa in tutte le tavole viene posta una ciotola con l’acqua e una saliera, dove l’indomani mattina verrà trovata l’impronta delle dita di San Giuseppe che nella notte è passato a benedirla.
Il fercolo presenta una cupola con rilievi dorati e intarsiata di stelle e altri disegni particolari di ottima fattura. Non si conosce l’autore ma doveva essere un grande artigiano.
Paola Barbata
Comune di Valguarnera Caropepe [ultima consultazione 27-04-2016]