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Registro Eredità Immateriali

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Gallo Italico (Parlata Alloglotta)
REI - Libro delle espressioni
25-01-2006
Pratica espressiva
Enna
Aidone (in daletto Aidungh o Dadungh)
Aidone
Vernacolo aidonese
Il vernacolo di Aidone, unitamente al dialetto di Piazza Armerina, Nicosia, Sperlinga e San Fratello, viene denominato dagli esperti nel settore linguistico gallo-italico.
Questo dialetto si è mantenuto a lungo in Sicilia e si distinse dal siciliano per le caratteristiche fonetiche, morfologiche e lessicali. Tuttavia, tali caratteristiche hanno cominciato ad essere erose dall'impatto con i dialetti siciliani.
Le prime tracce della fondazione di Aidone da parte dei Lombardi si trova riportata nella Storia di Sicilia 1558 di Tommaso Fazello del 1574.
Lo storico, nel suo scritto, ipotizzò che la città venne fondata dai Normanni durante la conquista della Sicilia, alla fine dell’XI secolo. E’ proprio a questo episodio che si fa risalire l'origine del dialetto. 
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Lo studioso Giovanni Tropea scrive che, ad Aidone, il dialetto gallo-italico, già alla fine dell’Ottocento, veniva utilizzato solamente in contesti domestici o rurali, ovvero dal ceto più basso e arretrato della popolazione. Nella cittadina si registrava una spiccata avversione nei confronti del dialetto gallo-italico. In particolare l'uso del vernacolo veniva osteggiato nei bambini, per un preciso pregiudizio sociale. La posizione isolata della città, nonché la vicinanza con Piazza Armerina, hanno favorito, tuttavia, la conservazione del dialetto che si è sempre più avvicinato al dialetto siciliano per la necessità di comunicare.
Si diffuse la presenza di un bilinguismo della comunità aidonese, la quale usa indistintamente due dialetti: il dialetto gallo-italico (la parlata ad a ccuscì) e il dialetto che si potrebbe definire dialetto galloitalico sicilianizzato (la parlata ađ a ccussì). Quest'ultimo dialetto (che è un misto di vocaboli, termini e suoni delle parlate siciliane dei paesi circostanti ed anche della lingua nazionale, adattati al sistema fonologico della propria parlata galloitalica) si è formato attraverso i secoli, poiché ci si accorse che l’utilizzo del gallo-italico puro costituiva un ostacolo per la comprensione parlata, soprattutto quando ci si poneva in dialogo con i forestieri, anche di altre comunità siciliane.
Una testimonianza scritta del vernacolo sono i versi di poeti aidonesi dell'inizio del Novecento, tra cui Antonino Ranfaldi di cui segue un componimento:
 
Sunett' ca cuva
A ddinga ch-agn' giurn' us' â v'rsùra
Nan eja com-a  cudda c'tatìna:
Tu l-àj-a p'rdunè sa sta matina
O mirt' to s' ncula cu russura.
Nan è, com' a tuscana, gran s'gnura
Idda n-testa s' ntruscia a mant'lina.
Nan vò ntras'r,  no, dâ to purtina,
O scianch' a l-om' vo r'stè  â v'rsura.
P' fèr'la  rr'vè za sta via
Rann  à stait' u b'sogn' ch-à s'ntùit':
O to  n'mich', sa parra s' gghj' via!
Fasgiss'n'  ddasagn'  e fav' cùit',
E nan unsciass'n'... a testa!...Ngià s'ddìa!
Tutt' s' n-àn'  anè a zappè nt'  l-ùit'.
Ancura av'  a capì, 
Razza d' scecch'  vigghj'?!
Annèv'n!  P' vui  nan è u  Cuns'gghj'

Nan n'  fè  nf'l'nì, 
Fasgìn'  stu  faùr',
Avanz' cà v-avìa v'  fè cû scur'.
L-àva, nsumma  a f'nì?
D'  frà  v'  prii, fasgì'n'  sta car'tà:
I gint'  von'  agnungh' a l'bartà.
 
Sonetto caudato
La lingua che ogni giorno uso in campagna
non è come quella cittadina:
tu la devi perdonare se questa questa mattina
al tuo merito si accosta con rossore.
Non è, come la toscana, una grande signora,
lei in testa si avvolge la mantellina.
non vuole entrare, no, dalla tua porta 
al fianco dell'uomo vuol restare in campagna. 
Per farla venire fin qua,
grande è stata il bisogno che ha sentito:
al tuo nemico, se parla gli si butta addosso!
Facessero pure lasagne e fave cotte
e non ci gonfiassero...la testa! Già infastidisce!
se ne devono andare tutti a zappare l'orto.
 
Ancora dovete capire,
razza di asini vecchi?!
Andatevene! il Consiglio non è per voi
Non ci fate arrabbiare,
fateci questo favore,
prima che ve la dobbiate fare la buio.
Insomma, la dovete finire!
Da fratello vi prego, fateci la carità:
le persone vogliono ognuno la libertà.
 
Mazzola, Gioacchino.1913.  Storia di Aidone.  Catania: Ed.Niccolò Giannotta.
 
Falzello, Tommaso. 1574. Storia di Sicilia1558, nella traduzione di Remigio Fiorentino. Venezia.
 
Mililli, Gaetano. 2004. Poesie e proverbi nella parlata galloitalica di Aidone con brevi e parziali nozioni di grammatica e note esplicative. Barrafranca: Bonfirraro Editore.
 
Roccella, Remiglio. 1970. Vocabolario della lingua parlata in Piazza Armerina. Bologna: Forni editore.
 
Toso, Fiorenzo. 2008. Le minoranze linguistiche in Italia. Bologna: Il Mulino.
 
Trovato, Salvatore.1989. Progetto Galloitalici, Saggi e Materiali, Dipartimento di Scienze linguistiche filologiche letterarie medievali e moderne, Università di Catania.
 
Trovato, Salvatore. 2002. La Sicilia. Torino: UTET.
 
Tropea, Giovanni. 1966. Effetti di simbiosi linguistica nelle parlate galloitaliche di Aidone, Nicosia e Novara di Sicilia, Torino: Stamperia Editoriale Rattero.
Antonino Ranfaldi, nato in Aidone nel 1868 e morto a Piazza Armerina nel 1945, fu medico, letterato e autore di poesie e testi teatrali.
Francesca Maria Riccobene
Galloitalico di Sicilia [Ultima consultazione 27-04-2016]
 
Galloitalico di Sicilia - I.T.I.S Piazza Armerina [Ultima consultazione 27-04-2016]
 
Associazione Turistica Proloco Aidone [Ultima consultazione 27-04-2016]