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Registro Eredità Immateriali

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Gallo Italico (Parlata Alloglotta)
REI - Libro delle espressioni
25-01-2006
Pratica espressiva
Enna
contrada o localizzazione non coincidente con comune
Piazza Armerina
Vernacolo piazzese o ciaccés 'ncauccà
Il galloitalico, isola linguistica alloglotta all'interno della Sicilia centrale e orientale, presenta caratteristiche fonetiche tipiche dell'italiano settentrionale.
La presenza del galloitalico può essere spiegato attraverso le fonti storiche, trovando in esse una giustificazione razionale e logica.
La formazione di queste isole linguistiche si colloca tra l'XI e il XIII secolo, durante il periodo normanno, quando gli Altavilla promossero una politica d'immigrazione delle popolazioni stanziate nel nord Italia, che ripopolarono i territori della Sicilia centrale e orientale.
La presenza dei Lombardi in Sicilia, tuttavia, è attestata già all'anno Mille quando un manipolo di mercenari , al seguito del bizantino Giorgio Maniace, combatté contro i Saraceni in quel tempo ancora padroni dell'isola.
 
La fondazione della cittadina di Piazza Armerina si colloca in questo periodo storico. Il conte Ruggero I d’Altavilla, per esigenze prettamente militari, fece occupare da un distaccamento lombardo le alture degli Erei e da quegli insediamenti sorsero due comunità lombarde: Aidonis e Platia.
La città di Piazza Armerina, eletta nobilissimum Lombardorum oppidum, divenne capitale delle colonie lombarde in Sicilia nonostante la forte presenza islamica nel suo territorio.
La difficoltà nel delineare un quadro dettagliato sull'evoluzione storico-letteraria dell'idioma lombardo-siculo di Piazza Armerina è concatenato all'ipotesi che essa si diffuse di pari passo con la congenita parlata siciliana. Affermazione, questa, che trova giustificazione sul fatto che i  Normanni, una volta conquistata la Sicilia e  ivi stanziatisi, avrebbero potuto imporre la loro cultura e quindi la loro lingua, ma,  rimasti affascinati dall'eredità degli Arabi, per l'alto grado di civiltà da loro raggiunto, favorirono lo sviluppo di quei valori diffusi grazie alla dominazione araba.
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Piazza Armerina è uno dei centri caratterizzati dalla presenza di un dialetto gallo-italico. Oltre ad essa si ricorda Nicosia, Sperlinga, Aidone in provincia di Enna e altri centri nel territorio messinese.
Il repertorio verbale di Piazza Armerina è costituito, oltre che dal gallo-italico, anche dal siciliano e dalla lingua nazionale. Fonti letterarie attestano che già nell’Ottocento a Piazza Armerina si registrò un uso marginale del gallo-italico, riservandolo solo all'ambiente familiare e rurale. Nei quartieri più vecchi e popolari restò comunque una lingua di uso ordinario. Gli abitanti concepivano il loro linguaggio come arcaico e incomprensibile ai forestieri che li definivano "i francisi", ovvero "i francesi".
Il galloitalico di Piazza Armerina, come per le altre isole linguistiche sorelle di Sicilia, affinò le sue caratteristiche nell'ambito locale senza mantenere contatti con gli altri dialetti gallo-italici.
Diversi sono i fattori che ne minarono costantemente la sopravvivenza. Tra i Piazzesi si diffuse la consapevolezza di uno stato di inferiorità psicologica, che generò nella popolazione una crisi di rigetto della loro cultura cercando nel modello siciliano una soluzione alternativa. Per le forti resistenze non avvenne un assorbimento della parlata gallo-italica, ma la sua graduale accettazione ne determinò un curioso fenomeno: la creazione di un ibrido idiomatico delle due culture.
A Piazza Armerina, infatti, nello stesso ambiente coesistono ben due distinti tipi di espressione locale, una sorta di bilinguismo:
- U ciaccès 'ncauccà (il piazzese vernacolare)
- U chiazzìs c'ttadìnu (il piazzese dialettale).
Attualmente la forma vernacolare viene usata in funzione ludica e poetica.
Tra le composizioni poetiche dell'inizio del Novecento meritano nota quelle dei poeti piazzesi C. Scibona e R. Roccella. Di quest'ultimo segue un componimento in versi:
 
U Sciuri e a farfalla
 
O farfalédda mia - d'sgéva 'n sciuri -
p'rchì m basgi, scappi e t' n' vai?
P'rchì tu t' n' ridi du me amuri,
e voli, voli, e non t stanchi mai?
Ié 'n 'mpàum d terra 'ncainà,
e tu d tutta l'aria sì a R'gina;
ié sign com a 'n om cunnannà
guardànn l'ömbra mia sera e mattina!
Ma tu d 'sciuri 'n sciuri vai vulànn
e au m'schìngh d' mi non pensi ciù;
tu com i vidi, a tutti i vai basgiànn,
e a mi sempr m ddasci 'mp'natu!
Spuntànn 'n cielu l'àuba torni a mi,
e ié m sent tutt a cunsulé;
m basgi arréra, ma m buff'ni,
p'rchì dop 'n m'nù torni a vulé.
S'u Patatérn m dasgéva i mài,
ié t'avéss a 'ncagghiér nu mi pett,
e allöra non s'ntéss ciù i me guai,
non m s'ntéss u cör tant strétt.
O s' p' scàng m fasgéva l'ali,
t'avéss a s'cuté fina ni stéddi,
vulàss 'nsèmu a ti, p' tali e quali
com vòl'nu 'nzému i turturéddi!
 
( Da Nuove Poesie in vernacolo piazzese)
 
Il fiore e la farfalla
 
O farfallina mia - diceva il fiore -
Perché mi baci, scappi e te ne vai?
Perché te ne ridi del mio amore,
e voli, voli, e non ti stanchi mai?
Io, in un palmo di terra incatenato
E tu di tutta l'aria sei Regina;
io sono come un uomo condannato
guardando l'ombra mia sera e mattina!
Ma tu di fiore in fiore vai volando
e a me meschino no, non pensi più;
tu, appena li vedi, tutti vai baciando,
e mi lasci sempre in pena!
Appena in cielo spunta l'alba torni da me,
e io mi sento consolare tutto;
mi baci ancora, ma mi prendi in giro,
perché dopo un minuto torni a volare.
Se il Padreterno m'avesse dato le mani,
io ti avrei serrato al mio petto,
e allora non sentire più i miei guai,
non sentirei tanto stringermi il cuore.
O se invece mi avesse fatto le ali,
ti seguirei fino alle stelle,
volerei insieme a te, allo stesso modo
di come volano insieme le tortorelle!
 
Fonti, Gioacchino. 1983. Grammatica dell’idioma galloitalico parlato in Piazza Armerina. Caltagirone: Ed-If.
 
Masuzzo, Gaetano. 2008. Cronologia civile ed ecclesiastica di Piazza e dintorni - Palazzi, chiese, conventi, ordini religiosi, confraternite, alberi genealogici, uomini illustri e avvenimenti memorabili di una delle più belle cittadine del centro Sicilia. Assoro: Edizioni NovaGraf.
 
Roccella, Remiglio. 1970. Vocabolario della lingua parlata in Piazza Armerina. Bologna: Forni editore.
 
Scibona, Carmelo.1935. U Cardubu. Milano: Officine Tipografiche Gilardoni.
 
Toso, Fiorenzo. 2008. Le minoranze linguistiche in Italia. Bologna: Il Mulino.
 
Trovato, Salvatore.1989. Progetto Galloitalici, Saggi e Materiali, Dipartimento di Scienze linguistiche filologiche letterarie medievali e moderne, Università di Catania.
 
Trovato, Salvatore. 2002. La Sicilia. Torino: UTET.
 
Villari, Litterio. 1964. Da Ibla Erea a Piazza Armerina. Roma.
 
Villari Litterio. 1973. Storia della Città di Piazza Armerina. Piacenza: La Tribuna.
Secondo gli studi di W. A. Strewart, il galloitalico di Sicilia è definibile come vernacolo (vernacular), in quanto si presenta come un idioma nativo. A prova di ciò è la quasi totale mancanza di dizionari e grammatiche. Per il dialetto piazzese esistono alcuni testi come il Vocabolario della lingua parlata di R. Roccella o la Grammatica dell'idioma galloitalico parlato in Piazza Armerina di G. Fonti, utili per i materiali raccolti, ma di certo poco rigorosi nell'apparato teorico-metodologico e lontani dai requisiti scientifici richiesti.
 
Il cavaliere notaro Remiglio Roccella nacque a Piazza Armerina il 07 Maggio 1826, morendovi nel 1915. Uomo dalla grande cultura e dai molteplici interessi, mostrava una spiccata sensibilità poetica apprezzando il valore della cultura gallo-italica. Considerato il padre del vernacolo piazzese, i suoi scritti (in prosa e in versi) possono essere considerati i primi esempi codificati nella lingua lombardo-sicula parlata in Piazza Armerina. 
Di Remigio Roccella è il Vocabolario della lingua parlata in Piazza Armerina, edito nel 1875 a Caltagirone. Tale volume è rilevante sia per l'anno di pubblicazione che per l'importante studio filologico condotto sul vernacolo piazzese. L'opera racchiude anche espressioni tipiche e antichi detti popolari. Oggi il testo può essere considerato un prezioso glossario per il contenuto di espressioni ormai in disuso o che vanno scomparendo.
Francesca Maria Riccobene
Galloitalico di Sicilia [Ultima consultazione 27-04-2016]
 
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