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Registro Eredità Immateriali

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Gallo Italico (Parlata Alloglotta)
REI - Libro delle espressioni
25-01-2006
Pratica espressiva
Messina
San Fratello (in dialetto San Frareau o San Frareu)
San Fratello
Vernacolo di San Fratello
Nell'entroterra delle province di Messina, Catania e Siracusa, nonché nella provincia interna per eccellenza, ovvero Enna, è possibile trovare centri urbani dove, ancora oggi, il galloitalico è parlato, o dove è possibile identificarne le tracce nella fonetica e nel lessico. Si tratta di insediamenti posizionati in maniera tale da voler, si direbbe, creare una zona cuscinetto (zona che separava gli arabi della costa orientale da quelli del centro e della costa occidentale), da cui i conquistatori Normanni potevano procedere per consolidare le loro recenti conquiste e rilatinizzare e ricristianizzare la Sicilia.
Tra queste città ricordiamo: San Fratello e Novara di Sicilia, Sperlinga e Nicosia, Aidone e Piazza Armerina.
Così come per gli altri paesi su citati, il centro abitato di San Fratello è caratterizzato dalla presenza del gallo-italico, conseguenza diretta della stessa dominazione araba. Fonti storiche attestano che il borgo di San Fratello fu ripopolato o fondato ex novo tra l'XI e il XIII secolo. La Sicilia in quegli anni era interessata da movimenti migratori di popolazioni del nord Italia venuti alla conquista dell'isola con il conte Ruggero d’Altavilla.
Seguendo l'ipotesi del ripopolamento, gli studiosi ritengono che i coloni settentrionali si stanziarono in un borgo (Apollonia) già popolato da genti indigene, dotandolo di una rocca fortificata tra il 1061 e il 1090.
Datata al 1116 la fondazione del Castello di San Filadelfio, gli storici collocano nello stesso anno la nascita della moderna città di San Fratello.
E' probabile che i primi secoli di vita della città siano stati caratterizzati da una presenza multietnica nel suo territorio. Normanni, indigeni, greci bizantini, franchi, ebrei e musulmani popolavano il territorio dell'Isola in una convivenza pacifica, frutto del buon governo di Ruggero II.
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Il dialetto sanfratellano ha contaminazioni derivanti dall’eterogeneità dei fondatori. In esso si riscontrano, infatti, tracce di piemontese, ligure, lombardo, emiliano e del francese provenzale.
Per la sua posizione isolata, le tracce linguistiche non sono state cancellate, mantenendo, come per i paesi della provincia di Enna, l'originaria parlata gallo-italica. Lo stesso non si può dire per altre colonie galloitaliche della Sicilia dove è in atto un processo di sfaldamento dell'antico dialetto locale.
I Sanfratellani, tutt’oggi, sono considerati quasi stranieri, tanto che vengono denominati "i lombardi" o "i francisi" (i francesi), che in dialetto sanfratellano è tradotto i franzais.
Il caso di San Fratello, e indirettamente del dialetto galloitalico di Sicilia, interessò studiosi, glottologi, linguistici, antropologi e storici, che si confrontarono tra loro tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. Tra questo gruppo di esperti emergono i nomi dei glottologi Giacomo De Gregorio e Whilelm Meyer Lübke, dello storico M. Amari e dell'antropologo G. Pitrè.
A differenza delle città di Piazza Armerina e Aidone, dove la parlata già alla fine del XIX secolo veniva percepita come arcaica e il suo uso limitato solo agli ambiti sociali più bassi, a San Fratello l'alterità linguistica del galloitalico, rispetto alle circostanti parlate siciliane, è particolarmente intensa e convive con la componente siciliana.
Il componimento che segue, in dialetto sanfratellano, è tratto da un'opera di Benedetto di Pietro:
 
Duna ccina
U cutàn dî cchjupp
ch’artulìa ntê ccî
mi fèa memuoria
chi i tuoi alustràusg novantègn
dèan n significhièa ô tamp
chi ntristìsc
pi la làgica fìni.
Ma tu ghji crari daveru
chi la mart vau dir chercàusa
se mi pèardi ancara
di na duna strazzära
chi vèa anann n gir ntô zzièu
pi curpìr a chi la uèrda fissa?
Quänt ghji pà u fätt d’avàr mparèa
arriptì ô cuor
la magarìa
sanza mei sbaghjer na parada?
Se a d’alùstr di na duna quinta e dièsma
cau meu pìghja ancara rribàur
e u rruculier si fèa a nduòi
n grir di dulàur
na prijèra ùrtima.
È u sclamer di sàntir
u sciàr
di la sciàur di li vièrgini
chi ntô mas di Mei s’adärga
e si fèa càutra nta la nuott.
 
Plenilunio
Il cotone dei pioppi
che fa mulinello nei cortili
mi suggerisce
che i tuoi lucidi novant’anni
danno un senso al tempo
che intristisce
per la logica fine.
Ma tu credi davvero
che la morte significhi qualcosa
se mi parli ancora
di una luna stracciata
che va in giro per il cielo
a colpire chi la guarda fissa?
Quanto può l’avere imparato
ripetuto al cuore
la formula magica
senza mai sbagliare una parola?
Se nel chiarore del plenilunio1
quel male prende ancora consistenza
e l’ululato si difforma
in grido di dolore
in preghiera estrema.
 
Bonanno, Carmela e Giovanni, Perrotta. 2008. Apollonia: indagini archeologiche sul Monte di San Fratello, Messina. Roma: L'Erma di Bretschneider,
 
Consolo, Vincenzo. 2013. Lunaria. Milano: Oscar Mondadori.
 
De Gregorio, Giacomo. 1886. Affinità del dialetto di San Fratello con quelli dell'Emilia. Torino: Ermanno Loescher.
 
Di Leo, Maria Adele. 1997. Feste popolari di Sicilia. Roma: Newton & Compton.
 
Petracco Siccardi, Giulia. 1966. Gli elementi fonetici e morfologici settentrionali nelle parlate gallo-italiche del mezzogiorno. In Bollettino del Centro Studi Filologici e Linguistici Siciliani, X, Palermo, Mori.
 
Pitrè, Giuseppe. 1969. Fiabe e leggende popolari siciliane. Bologna: Forni editore
 
Roteli, Benedetto. 2014. Dizionario del Dialetto Galloitalico di San Fratello. Milazzo: Lombardo edizioni.
 
Toso, Fiorenzo. 2008. Le minoranze linguistiche in Italia, Il Mulino, Bologna
 
Tropea, Giovanni. 1974. Considerazioni sul trilinguismo della colonia galloitalica di San Fratello. Pisa: Pacini.
 
Trovato, Salvatore. 1989. Progetto Galloitalici, Saggi e Materiali, Dipartimento di Scienze linguistiche filologiche letterarie medievali e moderne, Università di Catania
 
Trovato, Salvatore. 2002. La Sicilia. In dialetti italiani. Torino: UTET.
Luigi Vasi, sacerdote di San Fratello, fu uno dei maggiori studiosi della città. La sua produzione consiste in un insieme di testi letterari e in considerazioni strettamente linguistiche sul dialetto galloitalico di San Fratello.
Primario obiettivo della sua opera era di dimostrare l'appartenenza del dialetto in questione al ceppo neolatino mettendo a confronto il dialetto sanfratellano con il toscano, facendo emergere i numerosi tratti comuni alle due parlate.
Tra le opere più importanti del Vasi è necessario ricordare l'opuscolo Delle Origini e Vicende di San Fratello del 1882. In esso sono riportate 39 poesie in dialetto sanfratellano e il corrispettivo glossario-indice.
Francesca Maria Riccobene
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